CORSO DI FOTOGRAFIA

by GIROLAMO MONTELEONE

Da molti anni mi occupo di fotografia in modo professionale, e nel tempo in tanti mi hanno chiesto di poter partecipare ad un corso di fotografia. 

A COSA PUO’ SERVIRE UN CORSO

Conoscere le regole in fotografia, la composizione e tutto il resto può essere molto utile a chi si vuole avvicinare alla fotografia e certamente, un fotografo con esperienza saprà darti delle dritte “pratiche” che magari altri amatori evoluti non sanno darti, oppure se ti affidi alle “dritte” di un professionista magari saprà darti tutto il knowhow (bagaglio culturale e tecnico) necessario per riuscire a “vendere” il tuo lavoro come fotografo.

Una cosa importante nei corsi è il  come ti vengono insegnati gli argomenti.

 

NON UN CORSO MA UN PERCORSO

Quello che ti propongo non è un corso ma un percorso di coaching in cui beneficerai di tutta la mia expertise.

Qua di seguito ti spiego cosa è il coaching e cosa è l’expertise.

Coaching

Coaching = affiancamento e guida come metodo di sviluppo professionale. Un coach supporta un cliente nel raggiungere uno specifico obiettivo professionale e fornisce uno specifico supporto verso l’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia.

Expertise

Expertise = combinazione di buon senso, conoscenze e capacità specialistiche raccolte mentre facciamo il nostro lavoro. L’expertise è frutto dell’apprendimento sul campo, è la consapevolezza dei trucchi del mestiere, quell’autentica conoscenza sul come fare un lavoro che deriva solo dall’ESPERIENZA.

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TRAINING FOTOGRAFICO 

Il racconto di Chiara Fortunati

 Le nuove esperienze possono essere elettrizzanti e spaventose al tempo stesso; da un po’ ormai pratico la fotografia come hobby, ma prima di lavorare con Girolamo non l’avevo mai osservata da un punto di vista professionale. In effetti al momento di cominciare la mia”grande avventura” come assistente (ovvero seguire Girolamo durante il servizio matrimoniale fra le bellissime vie del centro di Roma) mi sentivo molto tesa; ma la tensione col tempo si è diradata e al suo posto è subentrato il senso della scoperta di questo modo di scattare per me totalmente nuovo:  seguire gli sposi mentre camminano romantici ed emozionati nelle ore pacate del mattino. Seguire è il termine appropriato, in quanto Girolamo scattava senza imporre le pose, in perfetto accordo con il sentire della coppia che era totalmente libera di esprimersi e di commuoversi, di vivere il suo momento, e questo mi piaceva: mi piaceva l’idea della discrezione, un po’ perché si è complici senza essere invadenti, un po’ perché ricalca i principi della fotografia di reportage, che coglie la realtà attentamente senza manipolarla. Durante il servizio, snodato fra Colosseo, Via dei Fori Imperiali, Altare della Patria, Campidoglio, Fontana di Trevi, anche io ho avuto modo di scattare, e ancora posso dire il bello dell’esperienza è stato sperimentare un modo diverso di fare fotografia, imparare la prontezza ad intervenire in una situazione, la gestione della luce, la gestione delle ottiche e delle impostazioni della macchina, cose sulle quali di volta in volta Girolamo mi consigliava, in modo da darmi un approccio funzionale al tipo di lavoro che stavamo svolgendo. Dialogo e capacità adattiva sono quindi le caratteristiche di Girolamo che ho potuto vedere e di cui io stessa (oltre gli sposi) ho potuto beneficiare: il dialogo ha disteso l’atmosfera e creato un clima generale di fiducia, e la capacità adattiva è quella che serve al fotografo per essere a pieno partecipe di ciò che deve testimoniare.

Articolo di Chiara Fortunati

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